In un articolo pubblicato sulla rivista “Innovazioni” Alessandro Picardi parla di ricambio nella classe dirigenziale

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Alessandro Picardi, in un articolo pubblicato nel marzo – aprile 2006 sulla rivista di cultura politica Innovazioni, analizzava con grande lungimiranza la situazione della classe dirigenziale italiana sottolineando come il ricambio generazionale fosse un’autentica utopia. L’attuale direttore delle relazioni istituzionali e internazionali della Rai, a supporto della sua teoria, poneva l’attenzione su dati incontestabili. Confrontando i risultati europei, emergeva come in Italia l’età media di imprenditori, liberi professionisti e dirigenti si attestasse intorno ai 46 anni, contro i 43 della Danimarca e i 40 del Regno Unito. Numeri ancora più allarmanti si registravano nel settore pubblico, con il 25% dei docenti universitari con età superiore ai 60 anni (percentuale più alta in Europa) e soltanto il 5% con meno di 35 anni. Questo a testimonianza di un invecchiamento del Paese e di una ridotta possibilità di successo dei giovani. A tale tendenza si accompagnava un certo immobilismo con conseguente frustrazione delle speranze e degli obiettivi dei trentenni italiani, pronti a espatriare per trovare fortuna. Alessandro Picardi interpretava inoltre i mutamenti della società, proponendo una serie di accorgimenti per favorire l’ingresso dei giovani alle cariche dirigenziali. Partendo da una solida preparazione accademica, dall’investimento su materie come l’informatica, lo studio delle lingue e una rinnovata educazione civica, le università dovrebbero puntare alla pratica “sul campo” e allo svecchiamento di un sistema per favorire un approdo efficace nel mercato del lavoro. E la ricerca? All’epoca l’Italia investiva soltanto l’1,1% nel settore, collocandosi agli ultimi posti dei Paesi industrializzati per numero di brevetti depositati. Tale fattore influiva negativamente in una duplice maniera: da un lato con una riduzione della competitività con le altre nazioni, dall’altro con la fuga all’estero dei ricercatori. Alessandro Picardi, infine, auspicava l’adozione, su modello inglese, di un criterio universitario basato sulla produttività scientifica piuttosto che sull’anzianità. Fuori da ogni spirito di baronato sarebbero stimolate la competizione e, di conseguenza, le prospettive di carriera dei più giovani.
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Fonte:: Alessandro Picardi

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